Medicina occidentale e medicina tradizionale cinese. Confronto e integrazione culturale
Intervento di Crmelo Ferraro – 6 ottobre 2025 – ore 18:00 – Ospedale Militare di Milano
È un onore aprire questo incontro, che considero un momento davvero importante per la città di Milano e per tutti noi.
Desidero innanzitutto ringraziare con gratitudine il Colonnello Federico Lunardi, Direttore del COM Milano Centro Ospedaliero Militare, per la sua disponibilità, la sensibilità e l’attenzione con cui ha voluto accogliere questa iniziativa. E con lui ringrazio il personale dell’Ospedale Militare che ci ospita in questo luogo così prestigioso e carico di storia, e tutti coloro che hanno contribuito con dedizione all’organizzazione di questa serata.
Un ringraziamento particolare ai promotori di questo convegno: Mi’mpegno, il Laboratorio Società e Salute, il Rotary Club Milano Precotto San Michele, l’Istituto Italiano di Medicina Tradizionale Cinese e l’Associazione Nazionale Italiana per la Medicina Tradizionale Cinese. Insieme hanno reso possibile uno straordinario momento di confronto e di dialogo tra mondi, culture e approcci diversi alla salute e alla vita. Vi assicuro che arrivare ad oggi non è stato facile, ma è stato un percorso.
Solo da Mi’mpegno poteva nascere un incontro come questo, capace di riunire medici, amministratori, giuristi e associazioni italiani e cinesi, animati dallo stesso spirito di responsabilità e apertura.
Da quindici anni Mi’mpegno mantiene un legame profondo con la comunità cinese di Milano e con il popolo cinese in generale: persone operose, attente, desiderose di costruire, convinte come noi che l’amicizia e i rapporti umani siano alla base di una società migliore.
Questo incontro nasce da questa amicizia con la comunità cinese e dalla nostra grandissima attenzione alla sanità, alla salute delle persone.
Oggi, mentre cade la Festa della Luna, gli amici della comunità cinese hanno voluto portarci dolci, regali e piatti della loro tradizione: un gesto semplice ma pieno di significato, che ci ricorda come l’incontro tra culture non sia mai solo intellettuale, ma anche umano e concreto.
Viviamo in un tempo difficile, attraversato da guerre e tensioni, in cui molti Stati tendono a chiudersi in sé stessi. Dopo decenni di globalizzazione, abbiamo capito che l’Occidente non ha tutte le risposte, né detiene il monopolio della verità. Esistono altre tradizioni, come quella della medicina cinese, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che rappresentano patrimoni di conoscenza e saggezza capaci di dialogare con la medicina occidentale.
Come ricordava Ippocrate, “la forza che è dentro di noi è la più grande guaritrice”, e nel Nei Jing si legge che “chi conosce l’armonia tra Cielo e Terra conosce la via per mantenere la salute”. Due visioni nate lontano, ma che si incontrano in una stessa idea di cura: prendersi carico della persona nella sua interezza, corpo e spirito insieme.
Il senso di questo convegno è proprio questo: non mettere a confronto per contrapporre, ma per integrare, comprendere e unire. Come ricordava Goethe, “chi non conosce le lingue straniere non conosce nemmeno la propria”: conoscere un’altra medicina significa comprendere meglio anche la nostra.
Noi di Mi’mpegno crediamo che la conoscenza e il dialogo siano la prima forma di cura. Perché, come diceva Paolo VI, “il dialogo è l’altro nome della pace”. E oggi, anche parlando di medicina, noi parliamo di pace. Oggi questo è un luogo di pace.
Concludo salutando e ringraziando le autorità civili, militari e sanitarie che ci onorano con la loro presenza: l’Onorevole Fabrizio Sala, il Segretario dell’Ordine dei Medici di Milano Ugo Tamborini, il Direttore Generale dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori Michele Brait, e tutti i rappresentanti degli ordini professionali, delle istituzioni sanitarie e delle associazioni di medicina cinesi e italiane, che testimoniano, con la loro presenza, un orizzonte comune di salute e conoscenza.
Questa serata è la dimostrazione che, quando persone di buona volontà si incontrano, si ascoltano e si rispettano, nascono sempre cose buone. Noi oggi apriremo dei varchi, delle porte, di conoscenza, di cultura, di amicizia.
E, se posso dirlo, dimostra anche che da Mi’mpegno possono davvero nascere ponti autentici tra mondi diversi, uniti dalla responsabilità, dalla cultura e dalla fraternità.
Prima di concludere, un’ultima cosa, ma doverosa: a nome di tutti i partecipanti, voglio ringraziare coloro che hanno lavorato tantissimo per costruire questo percorso e questo evento — alcuni saranno fra i relatori e i saluti, altri no — e per questo voglio salutarli e ringraziarli particolarmente: Xinling Du, Cyndi Yang Haomiao, Salvatore Merra.
Grazie a tutti, e buon lavoro.
Dove va l’Italia. Giovani, lavoro, pensioni
Ascolta le dichiarazioni di Carmelo Ferraro a latere del convegno del settembre 2025
Discorso di Carmelo Ferraro “La gentilezza necessaria a Milano” al “Dinner with Kindness” del febbraio 2025
Gentili ospiti, illustri rappresentanti del terzo settore, del mondo imprenditoriale e della creatività, è un grande piacere essere qui questa sera al “Dinner with Kindness”. L’occasione che ci riunisce è speciale, non solo per il tema — la gentilezza — ma anche per il momento storico che stiamo vivendo. Milano è una città in continua trasformazione, ma non può permettersi di perdere la sua anima. E questa anima la ritroviamo proprio nella capacità di essere gentili, nell’agire con empatia e attenzione per gli altri.
Parlando di gentilezza, non posso non citare una delle esperienze più importanti della mia vita: MI’mpegno, scritto proprio così, con l’apostrofo che ne evidenzia il carattere personale e collettivo insieme. Un progetto che in dodici anni ha visto centinaia di iniziative, migliaia di persone coinvolte e il riconoscimento dell’Ambrogino d’Oro. Non lo cito per orgoglio personale, ma perché credo che MI’mpegno sia l’esempio perfetto di come la gentilezza possa tradursi in azione concreta.
Nato con l’idea di portare i valori della solidarietà, del dialogo e della partecipazione nei quartieri e nei contesti più difficili della città, MI’mpegno è una rete di cittadini, volontari e associazioni che agiscono per costruire una Milano più giusta, inclusiva e umana. La nostra forza non sta nei grandi numeri, ma nella qualità delle relazioni che siamo riusciti a creare nel tempo. Abbiamo organizzato serate culturali, incontri intergenerazionali, concerti gratuiti nelle periferie e progetti per giovani e anziani. Ogni iniziativa ha avuto al centro un messaggio semplice: la gentilezza non è un lusso, è una necessità.
“La gentilezza è la lingua che i sordi possono ascoltare e i ciechi possono vedere”, scriveva Mark Twain. E noi, attraverso MI’mpegno, abbiamo sperimentato cosa significhi far vedere e sentire questa gentilezza nei luoghi dove spesso manca.
A Milano, abbiamo visto come la gentilezza possa trasformare uno spazio pubblico da semplice luogo fisico a spazio di incontro e crescita. Abbiamo portato la musica nei cortili delle case popolari, i laboratori creativi nelle scuole, le serate di dialogo nei quartieri spesso dimenticati. MI’mpegno non si ferma davanti alle difficoltà, ma anzi le affronta con quella “testardaggine gentile” che ci ha portato a ricevere l’Ambrogino d’Oro.
La nostra esperienza dimostra che la gentilezza non è mai debolezza. Al contrario, è un atto di coraggio. Infatti, durante il lockdown per l’emergenza legata al COVID MI’mpegno aveva lanciato sui social un nuovo format per stare insieme: “pillole di vita e speranza” poi diventate nei mesi “pillole di gentilezza e coraggio. Quando organizziamo eventi o iniziative, non stiamo solo offrendo intrattenimento o servizi, ma stiamo costruendo fiducia tra le persone. Questo è il vero motore della coesione sociale.
Ma la gentilezza non si ferma al sociale. Anche il mondo dell’impresa può e deve adottarla come valore strategico. Oggi si parla tanto di sostenibilità, ma non esiste sostenibilità senza rispetto per il capitale umano. Immaginate una Milano dove le aziende non si limitano a produrre reddito, ma investono nel benessere delle persone, creando ambienti di lavoro inclusivi e rispettosi. Questo è il tipo di dinamica che vogliamo promuovere.
Come diceva il Dalai Lama: “Sii gentile ogni volta che è possibile. E ricorda: è sempre possibile.” La gentilezza è possibile anche nel mondo del business, dove può tradursi in leadership etica, inclusione e innovazione.
M’I’mpegno ha dimostrato che la gentilezza è contagiosa. Le persone che si avvicinano ai nostri progetti spesso tornano per diventare a loro volta promotori di nuove iniziative. È questo effetto a catena che ha permesso al nostro progetto di crescere per dodici anni e ricevere uno dei riconoscimenti più importanti della città.
Oggi, il mio messaggio è semplice: la gentilezza non è solo un valore personale, è una responsabilità collettiva. Se vogliamo che Milano continui a essere una città innovativa e all’avanguardia, dobbiamo costruire ponti e non muri. E questi ponti si costruiscono con l’ascolto, il dialogo e il rispetto reciproco.
Milano è una città che non ha paura di sognare in grande. Ma, come diceva Italo Calvino: “La città non ti chiede di sognare, ma di credere nei sogni degli altri e renderli possibili.” La gentilezza è ciò che ci permette di farlo. Ed è ciò che continueremo a fare con MI’mpegno.
Grazie per essere qui questa sera, grazie per il vostro sostegno e per dimostrare che, insieme, possiamo costruire una Milano dove la gentilezza non è solo necessaria, ma è la base del nostro futuro.
🎙️ Carmelo Ferraro e il futuro delle città: una visione che ispira!
In questa intervista esclusiva, Ferraro condivide riflessioni su trasformazioni urbane, periferie e il ruolo di Milano come modello di innovazione e inclusione.
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Dichiarazione di Carmelo Ferraro e dell’Associazione Mi’mpegno di cordoglio per l’incendio a Milano
A nome mio personale e di Mi’mpegno, esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle giovani vittime e all’intera comunità cinese di Milano, alla quale siamo legati da grande amicizia. Il dolore per la perdita di tre vite così giovani è incommensurabile, e ci stringiamo alle famiglie in questo momento di indicibile sofferenza.
Siamo profondamente scossi da quanto avvenuto in via Ermenegildo Cantoni, dove un incendio devastante ha strappato la vita a tre giovani, privandoli del loro futuro e dei sogni che avrebbero potuto realizzare. Non ci sono parole adeguate per esprimere il dolore di fronte a una simile tragedia.
Ci auguriamo con tutto il cuore che le autorità preposte possano fare rapidamente chiarezza su quanto accaduto e, qualora emergessero responsabilità, che i colpevoli vengano identificati e chiamati a rispondere delle loro azioni. È imperativo che tragedie come questa non si ripetano e che si faccia tutto il possibile per garantire condizioni di sicurezza adeguate negli ambienti di lavoro e di vita.
In questo momento di lutto, la nostra comunità si unisce alla comunità cinese con rispetto e solidarietà, perché il dolore di queste famiglie è il dolore di tutti noi. La vita di questi giovani non deve essere dimenticata, e le istituzioni devono lavorare per prevenire ulteriori tragedie simili.
Carmelo Ferraro
Associazione Mi’mpegno
“Con il personale Giustizia, con i lavoratori, da Dirigente ai Direttori.


Roma, 11 settembre 2024
Il sistema Giustizia è un mondo complesso che ha bisogno di competenze e risorse, mi riferisco soprattutto alle risorse umane che ogni giorno cercano di rendere fluido un sofisticato meccanismo che normalmente non si vede (tranne quando qualcosa non va). Questo non vuol dire che non ci sia o che non serva. L’efficientamento della giustizia non può passare dal ridimensionamento di coloro che garantiscono la funzionalità del sistema. Lavorare nelle istituzioni è molto più complesso di ciò che si vorrebbe far percepire. In “piazza”con il personale amministrativo e in particolare i Direttori di Giustizia. Sul tavolo rimangono lì sempre i diritti dei cittadini.”
“Vale ancora la pena? Si può sempre tornare alla vita””

MIiano, 14 giugno 2024
Qualche mese fa il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo la Polizia Penitenziaria, ha dichiarato: “Sui suicidi in carcere servono interventi urgenti”.
La maggioranza dei detenuti vive, per oltre 20 ore al giorno, in celle sovraffollate, dalle quali si esce solo nelle cosiddette “ore d’aria”.
Questa situazione rappresenta una violazione dei principi e delle garanzie riconosciute dalla nostra Carta costituzionale e dall’Ordinamento penitenziario.
I suicidi sono il prodotto della lontananza della politica e della società civile dal carcere.
E leggendo dei numeri di questo fenomeno non posso che provare una grande sensazione di inadeguatezza e di impotenza, pensando che il tempo in carcere si è fermato.
Si è fermato per chi entra e si è fermato per chi cerca di cambiare un sistema che è rimasto ancorato al passato.
Non c’è più tempo; oggi, non si può morire di carcere.
È necessario riempire di significato il tempo della detenzione, offrendo più attività culturali, lavorative, sportive e dare tutte quelle possibilità di maggiore apertura ai rapporti con l’esterno, che contribuiscono ad alleviare solitudine, depressione e senso di abbandono.
È necessario potenziare le relazioni con i familiari e con tutte quelle figure che possono aiutare i detenuti a ricucire quello strappo che si è creato con la società.
È necessario puntare alla formazione e sensibilizzazione del personale penitenziario, per creare reti di sostegno e di ascolto e attivare percorsi di reinserimento sociale per i detenuti, evitando di rendere il carcere un luogo di mero contenimento e stigmatizzazione.
Torniamo quindi alla domanda iniziale: vale ancora la pena? Sempre, se sapremo accompagnare e sostenere il cammino di chi è dentro le mura verso il reinserimento, valorizzando le energie e le capacità positive, la voglia di studiare, lavorare e ricostruire la propria identità. Verso un percorso di riscatto.
“Il più sicuro ma più difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione”. (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene)
“Sicurezza a Milano”
Come riportato nel recente articolo del Corriere della Sera, nonostante i dati del Viminale indichino un calo dei delitti del 6,7% a Milano nel primo trimestre dell’anno, la situazione di sicurezza nella città resta complessa. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha evidenziato durante un incontro con il prefetto Claudio Sgaraglia e il questore Giuseppe Petronzi, che, nonostante la diminuzione dei reati, la percezione di insicurezza è ancora palpabile e richiede un intervento adeguato.
Questa dualità tra la riduzione statistica dei crimini e il persistente senso di insicurezza è un chiaro segnale che abbiamo bisogno di un approccio più olistico alla sicurezza urbana. Questo non riguarda solo il rafforzamento delle misure di sicurezza, ma anche lo sviluppo di politiche sociali ed educative che promuovano una comunità più coesa e resiliente.
Nel convegno coordinato da me per Piattaforma Milano, è emerso un quadro di gravissimo disagio, che conferma la necessità di un impegno congiunto e di una strategia integrata. È fondamentale che il Comune di Milano prenda un ruolo più attivo in questa direzione, lavorando insieme a tutte le parti interessate per garantire non solo la sicurezza, ma anche il benessere e l’inclusione di tutti i cittadini. Questo richiede una collaborazione stretta tra le istituzioni, le forze dell’ordine e la società civile per affrontare le sfide presenti e future in modo efficace.